Friday, March 1, 2013

FOGLIO BIANCO


Cerco i tuoi vuoti dentro me
per riempire il foglio bianco innanzi a me.

Non ti credo.
Non mi credo.

Cerco i passi che risuonavano sorridenti
mentre salivamo allora su un prato romano
cerco la tua mano...

Cerco le parole che non hai ancora ascoltato...

Ballavamo una notte in una mia visione
nella veranda illuminata della nostra distanza
e ridevi e sorridevi placida
del tuo sonno tra i miei messaggi strabordanti...

Fa male amore,
amare è una parola che fa male.
Assuefazione e frode, l'imbroglio di sensi
mediati dai non vissuti.

Le poche righe scritte insieme sono versi
di un poema che non si dimentica,
le cui rime risuonano, i cui colori
son calore che ora scrivo dalle vene.

Ho pena di una mano non più stretta,
di me distratto e della mia penna che scivola
tra i brividi rivisti ogni momento,
tra le righe in cui abbiam detto tutto il troppo
che avremmo dovuto tacere.

Dovrei scrivere e placare questa giostra
che corre e s'impenna, che ritorna e ancora stride,
mentre invece l'occhio mio si chiude stanco
in cerca del tuo labbro mordicchiato eppur che ride,
e mentre riscopro senza senso troppi gesti,
ricordo come corresti con la bocca tua a sopire la mia voce.

Ti cerco ed ho paura.
Vorrei parlarti
con quel silenzio comune e consueto che due affini
dovrebbero poter condividere più spesso,
per riprendere la lingua del cuore,
per fare questa rima con amore,
per tornare in quel parco, e guardarci come solo noi sappiamo.
Cercami anche tu...
Lascia che sia il tuo bisbiglio a diventare mio sorriso,
prova a ricomporre quel tatuaggio, stupendo eppur diviso,
di un nostro abbraccio in un mattino di Roma con il sole.

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